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             La Chiesa di Udine da quattro anni si è dato un nuovo assetto. Ha diviso la grande Arcidiocesi che va dalle Alpi al mare, in otto foranie o decanati e, all’interno di queste, 58 unità chiamate “Collaborazioni Pastorali”. C’è qualche cosa di simile avvenuto in Austria?

Probabilmente non c'è diocesi in tutta Europa che non abbia adattato gli spazi pastorali di fronte alla crescente carenza soprattutto di sacerdoti disponibili. La regola sembra essere: Meno sacerdoti ci sono, più grandi sono i rispettivi spazi pastorali. Allo stesso tempo, molte regioni ecclesiastiche stanno cercando di non allontanarsi dalla gente in termini di cura pastorale. Il regionale e il locale dovrebbero essere rafforzati allo stesso tempo: cioè le unità locali sul territorio e i grandi spazi pastorali.

             Il recente appello lanciato da Lei e dal prof. Halik parla di un mondo in caduta libera all’interno del quale le religioni sono chiamate a iniettare speranza. In che modo questo può essere possibile data la marginalità della fede nella vita pubblica e privata?

Dopo la fine definitiva dell'era costantiniana, le Chiese sono attualmente preoccupate di se stesse e di cambiare l’identità della Chiesa. Così facendo, la Chiesa sta perdendo di vista i drammatici sviluppi del mondo. Un'eccezione è rappresentata da Papa Francesco, che lotta instancabilmente con l'umanità per la pace, la giustizia e la custodia del creato.

             Nei suoi numerosi e prestigiosi incarichi accademici e pastorali Ella fu consulente teologico del presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE). Dove sta andando socialmente e religiosamente l’Europa?

L'Europa si trova ad affrontare grandi sfide non solo a livello politico, ma anche nell'ambito delle sue fondamenta. Lo sviluppo della libertà e della giustizia, così come un equilibrio creativo tra le due cose, sono una grande conquista dell'Europa. Ma nessuno dei due è un bene sicuro. In una cultura della paura che caratterizza l'Europa, secondo politologi come il francese Dominique Moïsi, sia la libertà che la solidarietà sono in declino. Il populismo e il nazionalismo sono in aumento. Non solo in Italia. E dal punto di vista religioso: i membri delle Chiese sono sempre meno, ma qualitativamente più forti. Ci saranno meno cattolici, ma più cristiane  e cristiani.

             Papa Francesco è ritenuto universalmente un grande leader morale. Come spiega che all’interno della Chiesa, anche in Italia, vi siano gruppi, associazioni, ecc. che lo contestano anche in maniera violenta?

Papa Francesco non è progressista e non è conservatore, ma radicale. Per lui valgono le parole del poverello d’Assisi: "vangelo senza glossa". Vuole rinnovare la Chiesa dalle radici e metterla in moto. In questo modo continua con determinazione la volontà di Giovanni XXIII e del Concilio da lui convocato. Si affida allo Spirito Santo con molta fiducia, anche sull’annunciato Cammino sinodale della Chiesa universale. Questo radicalismo disturba entrambe le ali della Chiesa, quella conservatrice e quella progressista.

             Lei, assieme al teologo e sociologo praghese Tomàš Halik ha lanciato nel 2017 una petizione ( aufruf) in Europa a sostegno dell’azione pastorale di Francesco denominata ‘pro pope Francis’. Può darci qualche riscontro delle settantamila risposte dei sostenitori?

Più di 75.000 persone da tutto il mondo hanno sostenuto la campagna. Questo non solo ha dato un sostegno al Papa, ma anche a molti che non voltano le spalle alla Chiesa anche quando lavora controcorrente. Per molti, quindi, l'azione è stata un incoraggiamento a impegnarsi con la Chiesa, che Dio stesso ha  ‘fatto crescere’ (Atti 2:47), per la venuta del Regno di Dio nel mondo di oggi.

             Papa Francesco ha precisato che il Sinodo proposto a tutta la Chiesa non è un avvenimento, ma un cammino, un modo, lo stile originario della vita della Chiesa.In una recente intervista (Communio) Il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn ha definito la sinodalità “prima di tutto una preghiera al Signore per conoscere le sue vie”. Ci sono in queste parole le linee essenziali per iniziare e camminare insieme in maniera nuova nella Chiesa?

La Chiesa è sinodale nella sua essenza. Gesù voleva che il Regno di Dio venisse già ora nel mondo. Affinché questa sua missione non si esaurisca con la sua morte, egli radunò una comunità di discepoli che seguissero il suo cammino e continuassero la sua missione. Per questo il primo nome onorifico della Chiesa è "seguaci della nuova via" (At 9,2). Ma ora, come afferma con entusiasmo l'apostolo dell’Europa, Paolo, tutti i suoi membri hanno ricevuto lo Spirito Santo (1 Cor 12,7). Questo ispira, motiva e incoraggia ad agire sulla via di Gesù.

             Nella Sua ultima intervista il compianto cardinale Carlo Maria Martini parlava di una Chiesa stanca, in ritardo di 200 anni nelle sfide del mondo attuale. Come vede il futuro della Chiesa?

Molti sono scoraggiati dal fatto che le comunità siano sempre più anziane e che la reputazione della Chiesa sia stata danneggiata dagli abusi. I sacerdoti si sentono spesso sopraffatti dalla nuova situazione che si impone loro nella cura pastorale. Ci sono anche forze anticlericali non illuminate che non si rendono conto che le religioni sono per l'umanità tra le ultime risorse di speranza, di cui c'è urgente bisogno. Certo, noi che formiamo la Chiesa siamo spesso anche pigri, pratichiamo una "spiritualità dagli occhi chiusi" (Johann B. Metz) e trascuriamo le grandi sofferenze dei popoli e dei poveri. C'è un grande bisogno di recuperare, come ha detto giustamente il grande Cardinale d'Europa e di Milano, per essere la Chiesa nel mondo di oggi e non dell'altro ieri. Abbiamo anche bisogno di una nuova lingua, ma soprattutto del fuoco dello Spirito Santo, che rischiamo di spegnere (1 Tess 5,19).