LA NUOVA CHIESA DI VIA GEMONA

La confraternita di Santa Chiara acquistò il terreno di proprietà dei signori Soardi aiutandosi in questa spesa e in quella di costruzione con un sussidio ricevuto dal Comune, con lasciti di persone abbienti, coi contributo di privati ed anche delle monache di Santa Chiara, bramose come erano di liberarsi della vecchia servitù e la chiesa nel 1686, assieme al congiunto Cimitero, venivano benedetti dal Vicario patriarcale mons. co. Celso di Prampero.
Tuttavia, se il grosso della costruzione era eseguito, la chiesa non ancora officiabile mancando, tra l'altro la sacrestia; negli anni successivi affluirono nelle casse della Confraternita altri contributi ed anche impegni di famiglie benestanti per erigere a loro spese gli altari.
Malgrado tutto, nel 1700, la chiesa non poteva dirsi ancora compiuta e ci vollero altri tre anni di lavoro ed ulteriori donazioni ed aiuti perché i parrocchiani di S. Quirino potessero aprire la loro chiesa al culto, che in quella circostanza intitolarono al nome di «S. Quirino V.M. di Scizia», e trasferirono la parrocchialità dalla chiesa di S. Chiara a quella di S. Quirino.
Superato il problema della chiesa, emerse subito quello del campanile, che venne costruito, sempre con l'aiuto di elargizioni, tra il 1723 e il 1725.
Si arrivò così fino al 1808 quando, in forza delle leggi Napoleoniche vennero soppresse quattro parrocchie della città e tra esse S. Quirino, per cui, l'arcivescovo Rasponi (1807-1814) unì la parrocchia soppressa a quella del Redentore ad eccezione del borgo di Isola, trasferito alla parrocchia delle Grazie; questa situazione durò sino alla caduta del Regno Italico nel 1815, e col ritorno degli austriaci la situazione venne ripristinata.
Per 150 anni la chiesa di S.Quirino fu l’anima del borgo e la situazione non mutò sino al 1967 quando, per rispondere all’incremento della popolazione, ne venne costruita una nuova su progetto dell’ing. Antonio De Cillia, affiancata a quella settecentesca e rispondente ai dettati espressi dal concilio Vaticano 2°. Tra il 1989 e il 1991 la chiesa settecentesca fu sottoposta a un complesso restauro che mise in luce le antiche arche sepolcrali che erano state nascoste dalla pavimentazione realizzata agli inizi del ‘900.

(Giuseppe De Piero: Antiche parroccchie della città di Udine Graphic Studio 1982)

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