Ci stiamo avviando alla conclusione del tempo pasquale che non ne determina la fine ma la pienezza, il suo traguardo, il frutto pieno della morte e risurrezione del Signore Gesù.
Pentecoste è un termine della lingua greca che significa ‘cinquantesima’. Ma l’origine della festa è nella religione ebraica. Come tante altre solennità, ha il suo inizio in un contesto agricolo: era la festa “della mietitura, delle primizie dei tuoi lavori, di ciò che semini nel campo”2 (Esodo 23,16). In tempi più tardi assunse un significato religioso (ora si chiama Savu’ot= Festa delel Settimane) e vuole essere un ringraziamento a Dio per il dono della Legge, le sue 10 parole di vita. Il percorso è, dunque, curiosamente, ma non tanto, l’inverso di quello fatto dalle nostre feste patronali che al nome dei Santi hanno sostituito le denominazioni di festa della patata, della zucca, delle pere, delle rane, della birra, ecc.
Con il cinquantesimo giorno di Pasqua noi cristiani celebriamo il dono dello Spirito Santo: Gesù ai suoi discepoli aveva promesso, partendo, un altro Accompagnatore, Consolatore (Paraclito) che fosse loro vicino con la sua forza, ricordasse loro le sue parole, li assistesse nella testimonianza di fronte al mondo. A Pentecoste il sogno del profeta Gioele (22,28-322) diventa realtà, la promessa di Gesù si realizza, la ricchezza dela pasqua si riversa su tutti, senza distinzioni.
Lo Spirito Santo che molti di noi hanno percepito vivo e operante nella recente elezione di papa Francesco, è novità sorprendente che fa nascere e rinascere, è energia amorosa che unisce persone e popoli diversi, è acqua che disseta nel profondo dell’essere, è perdono e pace, è forza capace di guidare le persone su strade nuove e di farle testimoni senza paura di Gesù Risorto.
E’ la forza stessa che ha guidato Gesù di Nazaret nella sua vita terrena e che dopo la sua morte e risurrezione ha voluto donare a noi.
Non possiamo desiderare di più! E’ il dono più grande che la nostra preghiera possa invocare. E dunque: “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”.
don Claudio